Dieta per la tiroide: cosa c’è davvero da sapere

Molti pazienti chiedono informazioni su una presunta “dieta per la tiroide”: quali alimenti scegliere, quali evitare e se esistono integratori utili per curare o addirittura “invertire” una malattia tiroidea.

Una domanda molto frequente è:
“Dottore, ho problemi di tiroide: cosa posso mangiare e cosa devo evitare?”

Su questo tema circolano moltissime informazioni, spesso presentate in modo convincente. Tuttavia, le evidenze scientifiche a supporto di molte di queste indicazioni sono limitate. Vediamo quindi cosa sappiamo con certezza, partendo dallo iodio.

Iodio e tiroide

Nella dieta per la tiroide, quest’ultima ha bisogno di iodio per produrre gli ormoni tiroidei. Questo elemento viene assunto attraverso l’alimentazione o, se necessario, tramite integratori. Un apporto insufficiente di iodio può aumentare il rischio di sviluppare o peggiorare un ipotiroidismo.

In passato, la carenza di iodio è stata un importante problema di salute pubblica a livello mondiale. Oggi, in molti Paesi, il problema è stato in gran parte risolto grazie all’uso del sale iodato.

È importante sottolineare che il sale marino, nonostante il nome, non contiene iodio in modo naturale.

Quanto iodio serve nella dieta?

Le linee guida mediche raccomandano:

  • 150 microgrammi (µg) al giorno per gli adulti
  • 220 µg al giorno in gravidanza
  • 290 µg al giorno durante l’allattamento

Per questo motivo, l’assunzione di un integratore di iodio (150 µg/die) può essere indicata soprattutto nelle donne che stanno pianificando una gravidanza, sono in gravidanza o stanno allattando in quanto in queste fasi il fabbisogno di iodio è maggiore.

Fonti alimentari di iodio

Le principali fonti di iodio nella dieta sono:

  • sale iodato
  • pesce
  • alghe

Attenzione però all’eccesso di iodio!

Un eccesso di iodio nella dieta per la tiroide può essere dannoso. Un apporto troppo elevato è infatti associato ad aumento del rischio di ipertiroidismo e a maggiore probabilità di sviluppare malattie tiroidee autoimmuni.

Alcuni integratori, come quelli a base di alga kelp o spirulina, possono contenere quantità molto elevate di iodio, anche superiori a 500 µg al giorno, e devono quindi essere evitati.

Il Selenio

Il selenio svolge un ruolo importante nella dieta per la tiroide: contribuisce alla produzione degli ormoni tiroidei attivi e ha una funzione protettiva sulle cellule della tiroide (tireociti).

La maggior parte degli studi sul selenio e le malattie della tiroide riguarda la tiroidite autoimmune cronica. Alcuni lavori hanno mostrato che l’assunzione di selenio può ridurre, nel breve periodo, i livelli nel sangue degli autoanticorpi tiroidei. Tuttavia, le evidenze scientifiche attualmente disponibili non sono sufficienti per raccomandare l’integrazione routinaria di selenio nei pazienti con tiroidite di Hashimoto.

Un adeguato apporto di selenio è comunque importante per la salute dell’organismo in generale, indipendentemente dalla funzione tiroidea, per il ruolo svolto dalle selenoproteine in diversi processi biologici.

Nella popolazione adulta, la quantità raccomandata di selenio è compresa tra 50 e 100 microgrammi (µg) al giorno.

Le principali fonti alimentari di selenio sono:

  • frutti di mare
  • interiora
  • noci brasiliane
  • cereali e derivati dei cereali

Un’eccezione: l’oftalmopatia di Graves

Un caso particolare riguarda i pazienti con oftalmopatia di Graves lieve. In questa popolazione, la supplementazione di selenio può migliorare la qualità della vita e rallentare l’evoluzione della malattia oculare

Per questo motivo, la European Thyroid Association e l’European Group on Graves’ Orbitopathy raccomandano una supplementazione di 200 µg al giorno di selenio, per almeno 6 mesi, nei pazienti con oftalmopatia lieve o moderata.


Zinco, rame e magnesio nella dieta per la tiroide

Per quanto riguarda altri oligoelementi come zinco, rame e magnesiole evidenze scientifiche attualmente disponibili non supportano la loro supplementazione con il solo obiettivo di migliorare o stimolare la funzione tiroidea.

Verdure crucifere

Le verdure crucifere includono broccoli, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cavolfiore, cavolo riccio, cavolo nero, rape. Questi alimenti sono ricchi di glucosinolati e di altre sostanze che, in teoria, possono interferire con alcuni passaggi della sintesi degli ormoni tiroidei.

Tuttavia, i dati disponibili in letteratura sono limitati e non permettono di definire una quantità di verdure crucifere tale da compromettere realmente la funzione tiroidea negli esseri umani.

In sintesi, non esistono evidenze sufficienti per sconsigliare il consumo di verdure crucifere nei pazienti con malattie della tiroide. È comunque consigliabile assumerle in quantità ragionevoli, all’interno di una dieta varia ed equilibrata.

La soia nella dieta per la tiroide

Gli alimenti a base di soia, come latte di soia, tofu, salsa di soia, tempeh e miso, contengono isoflavoni, composti di origine vegetale con un’azione simile agli estrogeni (fitoestrogeni).

Studi condotti in laboratorio e su modelli animali hanno dimostrato che gli isoflavoni possono interferire con la sintesi degli ormoni tiroidei. Tuttavia, le evidenze negli esseri umani raccontano una storia diversa: negli adulti, il consumo di quantità abituali di soia sembra avere effetti minimi o nulli sulla funzione tiroidea.

Un elevato consumo di soia è stato associato solo a lievi aumenti del TSH, senza modificazioni significative dei livelli degli ormoni tiroidei liberi.

In conclusione, i dati attualmente disponibili non giustificano l’eliminazione della soia dalla dieta dei pazienti con malattie tiroidee, se consumata in quantità normali.

Dieta senza glutine e tiroide

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che una dieta senza glutine possa migliorare la salute della tiroide, in particolare nella tiroidite di Hashimoto, la più comune malattia tiroidea autoimmune.

È vero che esiste una associazione tra celiachia e patologie tiroidee autoimmuni: chi soffre di una malattia autoimmune ha un rischio maggiore di svilupparne un’altra. Questo porta a una domanda importante:
eliminare il glutine può prevenire o rallentare la tiroidite di Hashimoto?

Ad oggi, non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che una dieta senza glutine migliori la funzione tiroidea o modifichi l’andamento della malattia nei soggetti non celiaci.

Pertanto, una dieta priva di glutine non è indicata con lo scopo di proteggere o migliorare la funzione tiroidea, in assenza di una diagnosi di celiachia.


Il rapporto tra dieta e malattie della tiroide è ancora in gran parte da chiarire. Al momento, le raccomandazioni supportate da evidenze scientifiche solide sono poche, ma chiare:

  • garantire un adeguato apporto di iodio (150 µg/die), soprattutto in caso di restrizioni dietetiche, gravidanza o allattamento;
  • non eliminare verdure crucifere e soia negli adulti, se consumate in quantità ragionevoli;
  • consultare uno specialista in caso di oftalmopatia tiroidea, condizione in cui il selenio può essere utile.

È importante informare i pazienti che molte altre terapie o diete “per la tiroide” comunemente promosse non sono supportate da evidenze scientifiche.

Perciò, affidati a medici specialisti per avere chiarimenti ulteriori.

Fonti: Leung AM, Acosta GJ. “Thyroid diet”: What’s the evidence? Medscape Dec 31, 2020.

Punto prelievi e esami di laboratorio

In collaborazione con Synlab, leader europeo nella fornitura di servizi di diagnostica medica.